Negli ultimi cinque anni, università, laboratori e imprese cinesi hanno registrato 2.204 brevetti che hanno a che fare con il grafene: un materiale composto da atomi di carbonio arrangiati su due dimensioni che, dopo aver fruttato il Nobel a due ricercatori dell'Università di Manchester, promette straordinarie e futuribili applicazioni industriali. Nell'arco dello stesso lustro, l'America ha depositato 1.754 richieste di brevetto. La Corea del Sud 1.160. Ma l'Europa meno di 500.
In questo scenario, ha fatto bene l'Unione Europea a finanziare, con un miliardo di euro, la ricerca in questa terra promessa della scienza. Il grafene – dicono a Bruxelles –«è destinato a diventare il materiale-miracolo del XXI secolo, come lo è stata la plastica nel secolo precedente, sostituendo il silicio nei prodotti elettronici».
Il grafene non è soltanto straordinario per la sua leggerezza e per la sua sottigliezza: un metro quadro di grafene, tanto per dare un'idea, pesa meno di un milligrammo. Possiede anche straordinarie proprietà elettriche, ottiche, termiche e magnetiche, che apriranno la strada a una gran messe di applicazioni: dall'aviazione alla scienza dei materiali, dalle biotecnologie ai semiconduttori, e magari anche nelle nuove fonti di energia.
Le celle solari fatte di grafene e polimeri, potrebbero essere pieghevoli, più capaci e meno costose. Le biostrumentazioni a base di grafene – grazie alle sue particolari proprietà chimiche e fisiche – potrebbero consentire il sequenziamento genomico a bassissimo prezzo e quindi la diagnostica medica personalizzata.
Il progetto «Graphene» appena lanciato dall'Unione Europea, punta a coinvolgere 126 istituti di ricerca (in Italia il Cnr) di 17 paesi. Forse un po' in ritardo, ma molto meglio che mai.
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